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Francesco Cilocco

Il 30 agosto di 214 anni fa veniva giustiziato a Sassari il notaio Francesco Cilocco, un fervente rivoluzionario avversario dei Savoia. Una pagina drammatica e quasi sconosciuta della storia della Sardegna, nascosto tra le pieghe tragiche dell'unificazione italiana.

Purtroppo per noi, le nostre strade e piazze ricordano i sanguinari artefici dell'unità d'Italia ma pochissime sono intitolate a chi diede la vita per opporsi ad una delle dinastie più dispotiche al mondo.

Tra i vari ricordi della fine tragica di Cillocco, riportiamo quello scritto da Francesco Casula per LaBarbagia.net.


Francesco Cilocco: un grande eroe e patriota sardo, sconosciuto e dimenticato

di Francesco Casula

Patriota ed eroe nazionale sardo (Cagliari 1769 –Sassari 1802).

Figlio di Michele e fratello di Antonio, poi implicato nella Rivolta di Palabanda. Notaio della Reale Udienza. Repubblicano convinto, pur avendo combattuto contro i rivoluzionari francesi nel 1793, per difendere Cagliari e la Sardegna dalla loro aggressione e tentativo di conquista.

Fu seguace e amico di Giovanni Maria Angioy e, insieme a lui protagonista nelle lotte e nelle ribellioni antifeudali e nazionali dei Sardi contro il feudalesimo e il dominio tirannico e poliziesco dei Savoia.

Nel novembre del 1795, col notaio Antonio Manca e con l’avvocato Giovanni Falchi, seguaci dell’Angioy, fu inviato dagli Stamenti nel Capo di Sopra, per la pubblicazione e diffusione, nei villaggi, del pregone viceregio del 23 ottobre che contraddice la circolare del governatore di Sassari Santuccio del 12 dello stesso mese, che ordinava di sospendere tutti gli ordini provenienti da Cagliari. Un vero e proprio tentativo “secessionista” del governatore stesso e dei baroni. che avevano la loro roccaforte proprio a Sassari.

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Leggende e pregiudizi sull’indipendentismo

Le leggende sono narrazioni che nascono da un assunto reale e finiscono per sconfinare nel fantastico, così come spesso succede che per suffragare una determinata tesi si infarcisca di elementi arbitrari fino a farla diventare totalmente strampalata.

La narrazione che spesso si fa dell’indipendentismo sardo non sfugge a queste norme, per esempio quando si cerca di giustificare il fallimento ripetuto e costante di ogni esperienza partitica realmente indipendentista con argomentazioni pretestuose e fuorvianti.

Ogni vota le solite spiegazioni circa il settarismo, il purismo fine a stesso, l’individualismo e in ultima analisi, in diretta conseguenza, l’incapacità di governo.

Secondo queste narrazioni, la soluzione è semplice, passa per gli accordi strategici con chi detiene saldamente il potere e da quella posizione privilegiata far partire la marcia per erodere spicchi di sovranità a favore dei sardi, sempre che gli alleati-avversari non se ne accorgano ovviamente. In questo bisogna essere un po’ colombe e un po’ serpenti come ebbe a scrivere tempo fa un celebre esegeta di queste formule di (sotto)governo.

Insomma basta col mito della purezza, della coerenza e della integrità dei valori, la parola magica è dialogo, dialogo con tutti, anche col diavolo se serve, dove per dialogo può passare di tutto, dal convegno all’associazione culturale, dalla lista civica all’assunzione pilotata, fino all’appalto truccato, poiché in Italia è da queste cose purtroppo che si giudica l’attitudine al governo.

Oltre questo nessuno ha ancora spiegato bene perché gli indipendentisti sarebbero incapaci di assumersi responsabilità di governo quando e non per fortuna, non mancano esempi che dimostrano l’esatto contrario.

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L’isola de morosi

Debt-sPeriodicamente appaiono sui media grandi e piccole polemiche suscitate da dichiarazioni contro i sardi da parte di personaggi più o meno famosi, ci cascarono in passato i rampolli di casa Savoia, Vasco Rossi e Paolo Villaggio, solo per citare i più famosi.

I più solerti a cavalcare l’onda dell’indignazione sono sempre stati, manco a dirlo, i politici, più per guadagnarsi cinque minuti di popolarità riflessa che per l’effettiva gravità della presunta offesa all’orgoglio dei sardi.

Ma quando si deve toccare l’orgoglio, non c’è nulla di più offensivo per un sardo che essere accusato di non pagare i debiti, in realtà a nessuno, da nessuna parte del mondo fa piacere avere fama di cattivo pagatore, fa parte della natura dell’uomo mettere in pace la propria coscienza pagando sempre i propri debiti, ma in Sardegna questo dovere morale è probabilmente più spiccato che altrove. In un certo senso pagare fa parte della sfera della balentìa.

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