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    "LiberaMente Silanus"

C’eravamo tanto amati

Esistono ottime probabilità che non sentiremo più parlare del Partito dei Sardi, o dei “Cardi” come affettuosamente conosciuto in rete. Sinceramente non mi sembra una gran perdita, visto che il contributo offerto alla politica ed alla società sarda nella sua breve vita è stato pari a zero, soprattutto nel campo dell’autodeterminazione.

Esito già scritto e non tanto sul fronte giudiziario, dove pare che il partito dell’onorevolissimo Maninchedda si sia ulteriormente impantanato, nessun complotto, il fallimento è sopratutto politico, il colpo di grazia è arrivato dalle ultime elezioni regionali sarde più che da qualche procura.

L’ennesimo partitino personalistico nato per successive trasformazioni, gemmazioni e cooptazioni intorno ad un leaderino dotato di un ego smisurato e di un attitudine all’opportunismo ancor più fuori scala, non aveva alcuna chance di successo, dopo aver succhiato con voracità alle tette del centro-destra e del centro-sinistra italiano nell’intento di lacerarle.

Una banale imitazione del Psd’Az, neosardismo senza storia, con tratti di indipendentismo da impostura e pratiche da democristiani consumati nell’esercizio del potere è arrivato ingloriosamente al capolinea.

Un partito ridicolo nell’ambizione di apparire realmente indipendentista quando nella pratica della politica di palazzo si alleava con i partiti italiani, prima Forza Italia e poi Partito Democratico in perfetta complicità, pur di acquisire visibilità e consenso dalla loro groppa.

Mai visti nelle grande vertenze di popolo dei sardi, per la difesa dell’ambiente, per la dignità dei lavoratori delle campagne, per l’acqua pubblica, per le servitù militari, per il lavoro.
Ancora più assenti a fianco degli altri indipendentisti sardi, lontani anni luce da quelli ingiustamente perseguitati.

Molto più avvezzi alle manovre di palazzo, al raggiungimento del potere per le vie brevi, sfruttando con cinismo ogni opportunità senza guardare in faccia a nessuno.

Li abbiamo visti affrontare le elezioni regionali con la disperazione di chi sa di salire sulla forca e di non uscirne vivo, non prima di aver tentato l’ennesimo bluff delle primarie col tentativo miseramente fallito di coinvolgere gli “amici” del PD. Dopo la disfatta elettorale hanno perso il presidente ed ex-segretario, ma anche il segretario ed ex-presidente ha abbandonato l’attività di partito riprendendo l’antica passione per il blog, dove scrive del nulla, anche se lo scrive piuttosto bene.

Poca gloria per chi si atteggiava a statista rivoluzionario e nutriva l’ambizione di un posticino nel pantheon dei sardi illustri, quanto pathos!
Quant’è lontano il bagno di folla al nuraghe Losa, quant’è lontano l’ottavo piano, quant’è lontana la gioiosa macchina da guerra del compagno Pigliaru!

La parabola e il giusto contrappasso per chi credeva che bastasse circondarsi di adulatori e clientes per scalare il potere e poi si congeda come un qualsiasi generale che mentre vede che i suoi soldati cadere in mano al nemico si ricorda che lo aspettano al club per un tressette.

Adesso che l’ultimo rivoluzionario ha levato gli stivali e inforcato le babbucce siamo tutti un po’ orfani e dobbiamo ricominciare da capo, pazienza, c’est la vie, sappiamo benissimo che al mondo è tutto un fare e disfare.

A.M.

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