La Nuova Sardegna del 16-02-2019

Nuovo inceneritore, cantiere sequestrato

La procura di Oristano chiude i lavori nella zona industriale di Macomer e acquisisce documenti e referti a Nuoro di Giulia Serra

MACOMER. I lavori per la costruzione del nuovo inceneritore di rifiuti di Tossilo sono stati sospesi. Ieri mattina, poco prima delle 9, su mandato della procura di Oristano, la polizia di Stato ha fatto visita al cantiere e ha proceduto al suo sequestro temporaneo. Un colpo di scena che riapre una vicenda che, dopo aver dominato per anni il dibattito pubblico di tutto il territorio e, con tinte più decise, quello macomerese, sembrava essersi chiusa dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato. Se la conclusione della lunga disputa amministrativa sembrava aver spianato di fatto la strada alla conclusione dei lavori e all’apertura del nuovo impianto, lo stop, seppur temporaneo, ai lavori giunge oggi dalla procura. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti vi sarebbero alcuni elementi contenuti nella Valutazione d’impatto ambientale, procedura approvata dalla Regione il 27 marzo del 2015 e con la quale si è dato il via libera definitivo alla realizzazione del nuovo forno che dovrebbe bruciare 60 mila tonnellate di rifiuti all’anno nel sito della zona industriale di Macomer.

In particolare, al centro dell’attenzione sembrerebbe esservi il parere positivo reso a suo tempo dalla Asl di Nuoro nell’ambito della procedura autorizzativa, espresso attraverso la trasmissione di uno studio del Centro epidemiologico aziendale (Cea) e riguardante la mortalità nella provincia di Nuoro. A rafforzare questa ipotesi vi sarebbe l’indiscrezione che parla di una visita della polizia, sempre su mandato della procura di Oristano, risalente a due giorni fa, agli uffici della direzione della Azienda sanitaria nuorese. In quest’ultimo caso, gli inquirenti avrebbero portato via della documentazione e persino dei referti medici. Dagli uffici del Consorzio industriale di Tossilo gli inquirenti non hanno invece portato via alcun documento, limitandosi solo a porre sotto sequestro l’area interessata alla costruzione del nuovo inceneritore da 30 Mwt, posta accanto alla struttura originaria che ospita i due forni di incenerimento spenti dal febbraio del 2016 e dove, anche stamattina, continuavano a transitare i rifiuti urbani provenienti da tutta la provincia che prendono poi la strada per le discariche esterne di destinazione. Se il via vai di camion di rifiuti in entrata e in uscita nel vecchio impianto non ha subito contraccolpi, sull’altro versante gli operai delle ditte impegnate nel cantiere, dove fino a ieri mattina si lavorava a pieno ritmo per rispettare i tempi di consegna del lavoro, fissati a giugno del 2019, lasciavano alla spicciolata il sito senza far filtrare nessun commento. L’unico ad accettare di rispondere a qualche domanda sull’accaduto è l’ingegner Mario Rubattu, direttore del Consorzio industriale e amministratore unico della Tossilo SpA, che conferma il sequestro temporaneo del cantiere: «Le verifiche in corso riguardano alcuni elementi che si riferiscono alla procedura di Via e verterebbero su aspetti di tipo sanitario. Per noi è stato come un fulmine a ciel sereno – dice l’ingegnere rispondendo alla domanda della Nuova – anche perché tutta la procedura per la realizzazione del nuovo impianto, risalente al 2015, è stata anche oggetto di disamina da parte del Tar e del Consiglio di Stato». L’intero iter autorizzativo per la costruzione del nuovo inceneritore a Macomer è stato in effetti oggetto in questi ultimi anni di numerose polemiche ed di altrettante dispute legali.
Tra le prese di posizione più autorevoli in ambito sanitario, vale la pena ricordare quella espressa dal dottor Vincenzo Migaleddu, ex presidente dell’Isde-Medici per l’ambiente, da sempre in prima linea sui temi ambientali e sanitari e venuto a mancare nel 2017, che già nel 2015 aveva bollato il parere espresso del Centro epidemiologico dell’Asl di Nuoro come carente «del rigore metodologico necessario e corredato di dati parziali utilizzati in maniera altrettanto parziale», sottolineando che una valutazione epidemiologica fondata avrebbe dovuto «fare ricorso alla schede di dimissioni ospedaliere e ai referti istologici, procedure queste che non sono stati seguite dal Centro di Nuoro».

Tratto da La Nuova Sardegna del 16 febbraio 2019

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