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    "LiberaMente Silanus"

Elezioni politiche 2018.

Una famosa canzone di Giorgio Gaber intitolata “Destra, Sinistra” si interrogava già nel 1994 su quali fossero le differenze sostanziali, più che altro idealistiche, delle due principali correnti di pensiero ancora presenti e soprattutto ben definite in Italia: la destra, la sinistra. Oggi, non è più così. Chi governa a livello parlamentare o decide di farlo non si identifica in un ideale politico, ma principalmente sceglie in base alla poltrona più calda, più resistente e durevole nel corso del tempo. Infatti, non a caso, si assiste spesso e volentieri a passaggi e trasferimenti da un partito all’altro, cambi di ruolo più o meno rilevanti. Un minestrone senza ideologie ma col portafoglio pieno.

Una politica sempre più distante, sempre più lontana, sempre più menefreghista dei problemi reali che affliggono giornalmente la vita quotidiana dei tantissimi pensionati, tantissimi disoccupati, tantissime imprese medio piccole, lavoratori artigianali, una gran fetta di quell’Italia che “Tira a campà” stufa del solito mal governo che vede alternarsi, almeno per definizione, sinistra, destra, centro, nuove forze politiche.

Questa piccola premessa per introdurre il tema caldo di questi giorni, la possibilità di essere eletti ed assumere la carica di Premier. In sostanza vede contrapporsi essenzialmente tre forze politiche: il PD, guidato da Matteo Renzi, il M5S, guidato da Luigi di Maio e il centro destra, dapprima indirizzato verso il leghista Matteo Salvini, punta ora sull’ex ministro del governo Berlusconi, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

A pochissimo tempo dalle nuove elezioni politiche, le ultime si sono avute nel 2013, è stata approvata proprio nei giorni scorsi, il Rosatellum, l’ultima legge elettorale che mira a soddisfare quasi tutte le forze politiche o quanto meno quelle più influenti all’interno del Governo italiano.

Ma vediamo cosa è successo negli ultimi venticinque anni a questa parte in Parlamento.

  • 1993-1994, Mattarellum. Introduce in Italia il sistema maggioritario. I parlamentari sono eletti per il 75% in collegi uninominali, per il 25% con proporzionale per chi supera la soglia del 4%.
  • 2005 Porcellum. Si passa da un sistema di voto maggioritario ad un sistema di voto proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate. Alla Camera la lista (o coalizione di liste) più votata ottiene il 55% dei seggi su base nazionale, mentre al Senato avviene lo stesso ma su base regionale. I seggi sono attribuiti ai candidati dei partiti non in base alle preferenze, ma in base all'ordine con cui sono stati presentati in lista dai partiti stessi.
  • 2013 Consultellum. La Corte Costituzionale il 4 dicembre 2013 dichiara illegittima la legge Calderoli, soprattutto per quanto riguarda l’assegnazione dei premi di maggioranza alla Camera; riscrive di fatto la legge proporzionale inserendo una preferenza. La legge Porcellum resta in vigore solo per il Senato della repubblica.
  • 2015 Italicum. La legge Italicum, denominata ufficialmente legge 6 maggio 2015 N°53, viene proposta dall’allora segretario del PD, Matteo Renzi dopo che la Corte Costituzionale aveva reso incostituzionale la legge Calderoli per la Camera dei Deputati. La legge introduce un sistema maggioritario a doppio turno, è necessario il ballottaggio tra le liste che ottengono più voti se nessuna raggiunge il 40% e i capilista risultano essere bloccati.
  • 2016 Democratellum. Una legge avanzata dalla nuova forza politica già nel 2014, il M5S,  che andava contro l’Italicum di Renzi, un sistema nuovamente proporzionale senza premio di maggioranza nel quale l’Italia è divisa in 42 circoscrizioni, così da permettere alle diverse forze politiche di poter avere una fetta all’interno del Parlamento.
  • 2016 Verdinellum. Il leader dei Verdi propone una nuova legge alla Camera nel dicembre del 2016 molto simile al Mattarellum. I parlamentari sono eletti per il 50% in collegi uninominali e hanno un premio di governabilità su 90 seggi, il restante 50% resta proporzionale.
  • 2016 Speranzellum. Sempre nel 2016 viene presentata una nuova legge, questa volta dall’esponente PD Roberto Speranza. I Parlamentari sono eletti per il 75% in collegi uninominali, i 90 seggi vengono assegnati al primo partito più votato, 30 al secondo e i restanti ai piccoli partiti e coalizioni.
  • Italicus o Grechellum. Da una delle tante diramazioni del vecchio PD che formano le varie correnti DEM spuntano “I Giovani Turchi” di Andrea Orlando e Matteo Orfini, i quali con la loro proposta di legge essenzialmente chiedono di modificare l’Italicum inserendo alcune caratteristiche del sistema elettorale greco; in sostanza il proporzionale e il premio di maggioranza alla forza politica più votata.
  • 2017 Legalicum. Ancora una volta, nel gennaio 2017, la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale parte della legge Italicum: infatti, viene eliminato il ballottaggio tra le liste ma rimane il premio di maggioranza e i capilista eletti in diversi collegi vengono estratti a sorte per stabilire in quale collegio faranno parte. Si tratta di un sistema proporzionale, con premio di maggioranza a chi supera il 40% ed è il sistema ora in vigore per l'elezione della Camera .Fu chiamato così dal M5S.
  • 2017 Rosatellum. Si tratta dell’ultimo nato. Il nuovo testo proposto da Ettore Rosato mira ad un sistema misto: 50% dei seggi in collegi uninominali maggioritari e 50% con metodo proporzionale in liste bloccate da due a quattro nomi. Fallito miseramente ne consegue un Rosatellum 2.0 che prevede un sistema elettorale misto a turno unico con una soglia di sbarramento per Camera e Senato del 3%.

Tantissime leggi, tantissimi nomi, nessuna delle quali in questo arco di tempo ha portato cambiamenti sostanziali e miglioramenti qualitativi nella vita di tutti i giorni. I politici ancora una volta si sono dimostrati poco sensibili alle tematiche che riguardano da vicino tantissimi italiani.

E gli italiani come si pongono a riguardo? Ovviamente la risposta è semplice: non vanno a votare. Una cosa certamente sbagliata, è sempre doveroso mettere in pratica questo diritto, ma allo stesso tempo non sono da biasimare; sono sfiduciati, sono delusi, sono amareggiati, sono stufi. Hanno smesso di credere nella politica. Non c’è più nessuna forza politica che li possa rappresentare, che effettivamente garantisca quegli ideali di legalità, trasparenza, crescita e buon governo per tutta la nazione.

Poi non stupiamoci se dovesse accadere come che sta avvenendo in questi mesi in Catalogna, oltre due milioni di persone stufe del solito mal governo decidono di andare contro le norme imposte da un Governo Centrale, di cui loro non si sentono rappresentati e con ogni mezzo a loro disposizione come manifestazioni pacifiche o il referendum tentano di ottenere ciò che per loro è più giusto: l’autodeterminazione, l’indipendenza.

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