Accoglienza Migranti, Toponomastica e Rifiuti Radioattivi

radioactive_waste-240x30023 giugno 2017, seduta di consiglio comunale, tutta politica, così l’ha giustamente definita il nostro sindaco.

Tre i punti politici all’ordine del giorno: l’adesione di Silanus allo S.P.R.A.R., il cambio di denominazione delle vie comunali intitolate ai regnanti sabaudi, la mozione contro lo stoccaggio di rifiuti radioattivi nel territorio del Marghine.

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Questione Migranti. S.P.R.A.R. acronimo di Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati, prevede progetti di micro-accoglienza diffusa presentati dagli EELL in maniera tale da offrire una qualità di accoglienza maggiore rispetto a quella dispensata dalle grandi strutture.

Sulla carta tutto giusto e bello, se aggiungiamo anche che i comuni aderenti alla rete S.P.R.A.R. godono della cosiddetta “clausola di salvaguardia”, ossia la garanzia offerta dallo stato che: "rende esenti dall’attivazione di “ulteriori forme di accoglienza” quei Comuni che appartengono alla rete S.P.R.A.R. o che hanno manifestato la volontà di aderirvi.

La “clausola di salvaguardia” deve applicarsi nella misura in cui il numero di posti S.P.R.A.R. soddisfi la quota di posti assegnata (a ciascun Comune) dal Piano Nazionale di ripartizione richiedenti asilo e rifugiati".

Ma perché l’Unione dei Comuni del Marghine ha deciso, già dallo scorso anno, di aderire allo S.P.R.A.R.?

Non certo e non solo per uno slancio di generosità verso i migranti, quanto piuttosto per paura che a Macomer e comuni limitrofi venissero individuate strutture idonee ad essere adibite a grandi centri di accoglienza e/o di identificazione, capaci di concentrare decine o centinaia di migranti. Già si parlava per esempio di adibire a tale scopo l’ex carcere di "Bonutrau", mentre non del tutto chiare sono le manovre attorno all’ex Motel Agip di Macomer. In realtà non tutti i comuni del Marghine hanno aderito, Lei e Noragugume hanno deliberato contro.

Mentre la maggioranza si è espressa compatta per l’adesione allo S.P.R.A.R., anche perché pare che a Silanus si sia manifestato l’interesse da parte di alcuni privati, il nostro gruppo ha espresso un voto a favore e tre astensioni.

Le nostre perplessità nascono dal dubbio sempre più fondato e condiviso anche sul sito dello S.P.R.A.R., ​www.sprar.it​ , che la cosiddetta “clausola di salvaguardia” possa essere tranquillamente aggirata dai prefetti, ma anche e sopratutto per il pessimo funzionamento della macchina organizzativa italiana.

Nello specifico dello S.P.R.A.R. abbiamo espresso dubbi sul fatto che sia impossibile per lo stato garantire quelle risorse organizzative che aiutino gli enti locali aderenti ad offrire gli standard qualitativi previsti per i migranti. Quando lo stato abbandona le zone interne della Sardegna, riducendo o chiudendo i servizi essenziali come possiamo credere che possa investire per aiutare piccoli gruppi di migranti dispersi in un territorio vasto, malamente collegato e lontano dai centri burocratici del potere?

La prima sensazione è che una volta distribuiti – o meglio, dispersi – i migranti sul territorio, questi diventino un ulteriore grana per i servizi sociali dei nostri comuni, speriamo di sbagliarci ed è anche per questo che dal punto di vista amministrativo non ci siamo opposti alla volontà di sindaco e maggioranza.
Tuttavia dal punto di vista politico però non possiamo che essere contrari al sistema di accoglienza italiano che sta trasformando la Sardegna in una piattaforma marina, lontana dalle sue coste, per parcheggiare migliaia di disperati.
Al pari di Malta e Lampedusa, la Sardegna non può essere il campo di concentramento per separare i migranti economici dai rifugiati perché l’Europa ha chiuso i suoi confini terrestri.

Il rischio è che le migliaia di persone scaricate dalle navi in Sardegna vengano dimenticate qui per mesi o per anni, vanificando il loro progetto di vita in altri paesi.

Probabilmente è anche vero che in Sardegna abbiamo spazio per accogliere tanta gente, ma chi mette le risorse, chi le gestisce, cosa possiamo fare per permettere a chi vuole andar via di farlo con dignità ed in piena sicurezza?

Chi garantisce che queste persone disperate non creino ulteriori problemi in un territorio come il nostro che di problemi ne ha fin troppi? Nessuno!
La sensazione, che è certezza, è che lo stato italiano decentri i problemi e accentri le risorse che riceve dall’UE per la gestione dei flussi migratori.

Ci dicono: cosa fare allora? Sicuramente non accettare pedissequamente tutto ciò che impone l’Italia, quando Pigliaru si invoca al governo italiano per il respingimento militare di quelle poche barchette che arrivano dall’Algeria e accoglie senza batter ciglio le grandi navi che scaricano qui mille profughi per volta, non siamo sulla giusta strada!

Noi possiamo accogliere tranquillamente i migranti che vogliono venire in Sardegna, ma non è ne giusto, ne umano, deportare migliaia di persone che vorrebbero andare in un altro posto, poiché ogni essere umano ha, dovrebbe avere, il diritto di migliorare le proprie condizioni economiche e di vita ovunque creda.


Revisione della toponomastica sabauda. Si e passati quindi alla discussione della mozione sul cambio di denominazione delle vie sabaude che a Silanus sono: il corso Vittorio Emanuele, via Umberto I, via Carlo Alberto, via Amedeo, via Adelaide.
Come sempre accade, ai nostri documenti viene condotta dalla maggioranza una completa batteria di analisi: grammaticale, lessicale, logica, semantica nonché giurisprudenziale alla ricerca del minimo appiglio per bocciarli, poi si passa al filtro politico: “non ci sembra importante”, “abbiamo altre priorità”, “non è questo il momento”, “perché non pensate ai poveri migranti”, “la fame nel mondo”, fino a sfociare nel definitivo “non ci sono i soldi”.

Così è andata anche questa volta, col sindaco e sopratutto l’assessore Mura che con sicuro piglio ragionieristico si dichiarava assolutamente contrario a mettere le mani in tasca alle imprese del corso Vittorio Emanuele che a suo dire avrebbero dovuto pagare 2/300 euro di spese burocratiche a causa del cambio di nome, cifra non verificata e sicuramente esagerata, visto che parecchi adempimenti vengono fatti dal comune a costo zero.
Solo il capogruppo di maggioranza, Zolo, si dichiarava perfettamente favorevole al cambio di nome, con un discorso ineccepibile sotto tutti i punti di vista.

Col resto della maggioranza assolutamente contraria a prendere questa iniziativa che – a suo dire – avrebbe falcidiato le magre finanze dei cittadini di Silanus (sic!), alla fine abbiamo trovato un accordo inserendo nella mozione la clausola della “consultazione popolare”, ossia sindaco e giunta valuteranno il cambio di denominazione solo se i cittadini si esprimeranno a favore, campa cavallo!

Ma la geniale soluzione potrebbe consistere nel fare come si fece nel tratto di via Stazione intitolato al compianto Gesuino Carai, dove non è stato creato alcun disagio, semplicemente perché quel tratto di via è praticamente disabitato, geniale davvero!

Magari si opterà per una targa, una scultura o forse per un murale a spese del comune, in ricordo di Marieddu Masala, Frantziscu Mura e Franco Pintus.

Obtorto collo, la mozione è dunque passata all’unanimità in consiglio, sta ora a sindaco e giunta decidere come e quando interpellare i cittadini di Silanus, noi la nostra parte l’abbiamo fatta e continueremo a farla.


Mozione contro i rifiuti conteneti sostanze radioattive. Terzo e ultimo punto politico la mozione per impegnare il Sindaco e la Giunta a ribadire in tutte le sedi che il territorio del Marghine non è idoneo ad essere utilizzato per lo smaltimento e lo stoccaggio di materiali radioattivi. Inoltre ad attivarsi, d’intesa con gli altri Sindaci dell’Unione dei Comuni del Marghine e dei territori limitrofi, per la sensibilizzazione dei cittadini riguardo questa tematica.

Com’è noto la richiesta di questo atto politico è stata inoltrata quando abbiamo appreso che a Bolotana sono stati stoccati e quindi sequestrati dalla magistratura alcuni contenitori contenenti rifiuti radioattivi, precedentemente rifiutati dalla discarica di Settimo San Pietro.

Qui niente da fare, come nella mozione contro Tossilo, tutti si sono detti contrari – a parole – all’arrivo dei rifiuti tossici, ma poi hanno bocciato la mozione perché non erano tanto sicuri dell’effettiva pericolosità del carico, ma sopratutto perché l’eventuale atto del nostro comune sarebbe pleonastico visto che le leggi vigenti non prevedono che le discariche del Marghine ospitino materiali radioattivi. Lo sappiamo anche noi, ma di fatto i materiali arrivati a Bolotana lo sarebbero eccome.

In realtà non sappiamo nemmeno noi – privati cittadini – se e quanto, siano pericolosi i rifiuti che la SARAS ci sta regalando, ma una cosa è ormai chiara, con questa amministrazione non si può parlare di politica dei rifiuti.

Hanno però promesso che protesteranno in tutte le sedi se e quando verrà accertato che il materiale è effettivamente contaminato, non capiamo ovviamente il senso di questo proposito visto che in quel caso sarà la magistratura a sanzionare l’abuso.

Politicamente parlando per due volte ormai il nostro consiglio comunale si è espresso sui rifiuti con un “laissez faire”, ossia chi siamo noi per opporci a certe pratiche, noi non siamo competenti in materia, lasciamo fare agli organi preposti e alle carte più o meno attendibili.

Ovviamente sia nel caso Tossilo che nel caso Bolotana, non abbiamo proposto un documento tecnico o giuridico, non stavamo facendo causa a nessuno (anche se altri comuni l’hanno fatto) abbiamo bensì proposto una pura e semplice risoluzione politica, un atto di indirizzo da parte di un ente locale del territorio, due mozioni che non avrebbero certamente cambiato il corso degli eventi, ma sarebbero state importanti dal punto di vista politico, specialmente per una maggioranza dichiaratamente indipendentista-sovranista e di sinistra.

Bocciarle è stato un grave errore, frutto probabilmente della scarsa esperienza politica e del timore di sbagliare o di scontentare qualcuno o peggio ancora della paura di dare soddisfazione alla minoranza.


Per fortuna noi non abbiamo la stessa ansia da prestazione, cerchiamo di presentarci sempre preparati sui punti all’ordine del giorno e coscienziosamente e liberamente non ci poniamo il problema se ci convenga o convenga di più al nostro partito (che non abbiamo), votare a favore, contro o astenerci. Così abbiamo fatto in questo primo anno di mandato e così faremo nei prossimi.

 

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