Bona Die a totus sos sardos!

shipSono ancora troppi i sardi che ignorano cosa si festeggi il 28 aprile, ma anche quelli che lo sanno spesso si interrogano sulla reale portata di quei fatti. Grandi o piccoli che siano stati, restano comunque una pagina significativa della nostra storia, quella storia che ahinoi abbiamo – o ci hanno – rimosso e sostituito con la storia d'altri.
La breccia di Porta Pia, le cinque giornate di Milano o le più recenti quattro giornate di Napoli sono probabilmente più conosciute del lungo periodo rivoluzionario vissuto dai sardi.
Conosciamo gli "eroi del risorgimento italiano", ma non conosciamo nulla delle centinaia di persone che si non battute contro la tirannide piemontese e italiana negli ultimi due secoli.
Accadde che il
28 aprile 1794 i sardi imbarcarono e rispedirono in Piemonte tutto l'apparato parassitario sabaudo. Li rispedirono da dove erano venuti con tutti i beni che avevano accumulato, li rispedirono a casa loro evitando di infierire su di essi.

Certo, fu una liberazione temporanea, come succede spesso che dopo una rivoluzione ci sia la restaurazione. Tornarono poco dopo più agguerriti e famelici di prima per sottometterci e rapinare quello che avevano lasciato, ma proprio per questo abbiamo il dovere di ricordare chi si è battuto per la libertà e la giustizia, consapevoli che la libertà e la giustizia dei sardi non coincide per nulla con quella dei piemontesi e degli italiani.
Scriveva
Gramsci: “
Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.
Cominciare a ricordare il 28 aprile serve a prendere coscienza che anche noi abbiamo avuto una nostra storia degna di essere conosciuta, senza retorica ma con determinazione.

Bona Die a totus sos sardos!

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