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Ma Pigliaru, conosce Lavoisier?

lavoisierIeri, sabato 29 ottobre 2016, nonostante la bellissima giornata autunnale, tirava un aria irrespirabile davanti all’inceneritore di Tossilo, un fetore pestilenziale dovuto alla lavorazione dell’umido, ma come ho detto nel mio intervento non è certo quella puzza il peggior danno per l’ambiente.

Dal piazzale dell’inceneritore di potevano notare i capannoni della zona industriale, dove negli ultimi vent’anni sono ricaduti almeno un milione di tonnellate di fumi, vapore acqueo insieme a tutti quei gas, più o meno venefici ed ai particolati usciti dal camino.

A Tossilo dopo la chiusura delle grandi industrie sono rimasti gli impianti che lavorano i prodotti dell’allevamento e della pastorizia: carne, latte, formaggi e sottoprodotti, ma anche cereali e farine, mangimi, prodotti ortofrutticoli, magazzini di alimentari.

È davvero salubre e compatibile la convivenza di un impianto di incenerimento con le produzioni agricole ed agroindustriali?

Io nutrirei seri dubbi, specialmente dopo aver assistito alla presentazione degli impianti che dovrebbe realizzare la Monsud di Avellino.

Eppure c’è gente, specialmente tra le file del sedicente Partito dei Sardi che pensa che l’inceneritore risolva i problemi di smaltimento dei rifiuti, niente di più falso, nulla si crea e nulla distrugge, ma tutto si trasforma, delle sessantamila tonnellate che entreranno nell’impianto, quarantamila usciranno dal camino e ricadranno solo parzialmente filtrate nell’ambiente circostante, altre ventimila finiranno inesorabilmente in discarica.
A queste tonnellate bisogna aggiungere il carburante da bruciare, necessario per alimentare il focolare e l’ossigeno che fa da comburente e che ha pure esso una massa.
Alla fine, come dimostrato dal Lavoisier, la massa della reazione è ben superiore alla quantità dei rifiuti da smaltire.

I conti economici dell’operazione, nonostante il salasso delle bollette più care d’Italia, non sono migliori, visto che il bilancio della Tossilo Spa è pre-fallimentare.

Ma se attualmente arrivano a Tossilo non più di ventiseimila tonnellate, da dove arriveranno le altre trentaquattromila? Da altre zone della Sardegna? Dall’Italia? Non è dato sapere.

Quindi bisogna sempre ricordaci e ricordarlo a Pigliaru ed ai sovranisti, che i rifiuti sono risorse economiche importanti, bruciandole perdono il loro valore residuo ma non si distruggono, si trasformano, un po’ come fanno loro – i sovranisti – che non si creano e non si distruggono, … si trasformano.

Se Lavoisier ha teorizzato la legge della conservazione delle masse, il sovranismo sta dunque praticando l’antica abitudine della conservazione del potere.

Per questo proporremo un nuovo pronunciamento al Consiglio Comunale di Silanus, lo stesso che abbiamo proposto di fare ai numerosi amministratori presenti alla manifestazione.

Omar Hassan, sindaco di Modolo è andato anche oltre, stanzierà 500 euro per sostenere il ricorso al Consiglio di Stato promosso dal Comitato non Bruciamoci il Futuro ed altri, dimostrando che si può essere un grande sindaco e non un mero passacarte, anche amministrando un piccolo comune. Hassan estenderà l'invito a fare altrettanto agli altri sindaci del territorio, sarà interessante vedere quanti raccoglieranno l'appello.

Per la cronaca, ieri alla manifestazione indetta da Libe.r.u., Associazione 14 dicembre e Comitato Non Bruciamoci il Futuro, erano presenti diversi sindaci sardi ma nessun sindaco del Marghine, davvero un gran bel segnale di menefreghismo istituzionale.

A.M.


Per contribuire economicamente alla causa:

Comitato Non Bruciamoci il Futuro
Codice IBAN: IT14J0306967684510728723439specificando nella casuale:
"Contributo spese appello Consiglio di Stato avverso sentenza TAR Sardegna su inceneritore Tossilo"

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