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    "LiberaMente Silanus"

Leggende e pregiudizi sull’indipendentismo

Le leggende sono narrazioni che nascono da un assunto reale e finiscono per sconfinare nel fantastico, così come spesso succede che per suffragare una determinata tesi si infarcisca di elementi arbitrari fino a farla diventare totalmente strampalata.

La narrazione che spesso si fa dell’indipendentismo sardo non sfugge a queste norme, per esempio quando si cerca di giustificare il fallimento ripetuto e costante di ogni esperienza partitica realmente indipendentista con argomentazioni pretestuose e fuorvianti.

Ogni vota le solite spiegazioni circa il settarismo, il purismo fine a stesso, l’individualismo e in ultima analisi, in diretta conseguenza, l’incapacità di governo.

Secondo queste narrazioni, la soluzione è semplice, passa per gli accordi strategici con chi detiene saldamente il potere e da quella posizione privilegiata far partire la marcia per erodere spicchi di sovranità a favore dei sardi, sempre che gli alleati-avversari non se ne accorgano ovviamente. In questo bisogna essere un po’ colombe e un po’ serpenti come ebbe a scrivere tempo fa un celebre esegeta di queste formule di (sotto)governo.

Insomma basta col mito della purezza, della coerenza e della integrità dei valori, la parola magica è dialogo, dialogo con tutti, anche col diavolo se serve, dove per dialogo può passare di tutto, dal convegno all’associazione culturale, dalla lista civica all’assunzione pilotata, fino all’appalto truccato, poiché in Italia è da queste cose purtroppo che si giudica l’attitudine al governo.

Oltre questo nessuno ha ancora spiegato bene perché gli indipendentisti sarebbero incapaci di assumersi responsabilità di governo quando e non per fortuna, non mancano esempi che dimostrano l’esatto contrario.

Ma in definitiva questa via non è ne nuova e ne inedita, nel senso di non sperimentata, si chiama “sardismo” e nei suoi quasi cento anni di vita non è che abbia portato grandi frutti, anzi, ha permesso tranquillamente che le elites di governo italo-dirette si perpetuassero con una continuità imbarazzante, dove l’unica erosione di sovranità si è concretizzata appunto nel sottogoverno e nella spartizione del potere locale.

Un grande partito della nazione dovrebbe coagularsi dunque non più attorno al vecchio Psd’Az, ma sopra di esso, attraverso nuovi interpreti delle stesse litanie diversamente arrangiate.

Chi non capisce questo è destinato a rimanere settario, isolato, dove la purezza, l’etica e la coerenza verrebbero ridotte a caricatura, questo dicono i neo-sardisti, che di nuovo, grattata via la vernice, hanno ben poco.

Con questo ovviamente non si vuole assolvere assolutamente chi ha provato con poca fortuna a percorrere alte strade verso l’indipendenza della Sardegna, il fato avverso non spiega nulla. In un sistema bloccato dove la presenza asfissiante dell’egemonia italiana in tutti i campi mina la voglia delle persone di spendersi in un impresa minoritaria, che in certi frangenti può diventare oltremodo “pericolosa”, è abbastanza normale che la lotta per l’indipendenza venga sostenuta solo da persone fortemente motivate con tutti i limiti conseguenti. Dove il settarismo e l’isolamento non è più la causa ma l’effetto, chi ancora afferma il contrario è un detrattore più che un sostenitore della causa. Dove il leader diventa tale solo perché è rimasto solo tra pochi, se poi il leader è anche inadeguato il fallimento è sicuro. E di leaders inadeguati l’indipendentismo sardo ne ha avuto putroppo tanti.

I nuovi teorici del “nuovo” partito nazionale, non vedono questo, vedono solo la paura e l'icapacita di governo da parte degli indipendentisti, e come risolverebbero questa paura “innata”?

Semplice “non demonizzando” chi ha della Sardegna una visione regionalistica, stringendo accordi con essi per poi contaminarli dall’interno, mordendogli il seno.

Contestualmente sono i peggiori nemici dell’indipendentismo, quello che non esito a definire “autentico”. Non a caso tutte le volte che hanno potuto decidere con chi schierarsi hanno scelto i partiti italiani e non perché questi abbiano mai dimostrato chissà quali capacità amministrative, ma semplicemente perché è la strada più larga e comoda per stare tranquillamente al governo. Anche se volta per volta hanno sempre trovato una giustificazione.

Piuttosto farlocca come ricetta, se non fossimo abbastanza disincantati per giudicarla anche colma di malafede.

Cosa avrebbe di diverso questa nuova “cosa sarda” rispetto al vecchio sardismo incarnato dal Psd’Az? Nulla! Anche il vecchio fin dalla sua fondazione ha dialogato e governato insieme a chi volta per volta ha giudicato più opportuno, anch’esso è nato per diventare partito di massa ed in certi momenti storici lo è anche stato, anch’esso ha cercato di erodere porzioni di sovranità almeno fintanto che qualcuno non gli ha imposto lo stop, dulcis in fundo anch’esso è dichiaratamente “indipendentista” dal 1981. Dunque di cosa si parla?

Com’è possibile che, utilizzando gli stessi ingredienti e le stesse prass,i si possa ottenere un prodotto diverso è appunto solo una storiella per gli ingenui o per chi non conosce la nostra storia recente.

Gli elettori hanno dimostrato che la strada è diametralmente opposta a quella teorizzata dai (neo) sardisti, quello che viene spesso bollato come populismo altro non è che desiderio di chiarezza, di coerenza e di etica. In mancanza di questo si potranno vincere le elezioni per cento anni ancora, pur adottando le nuove edizioni del manuali Cencelli, ma non cambierà di una virgola il destino dei sardi e della Sardegna.

In definitiva i sardi non hanno bisogno di alcun partito della nazione ma di un vero partito indipendentista slegato dai capricci e dalle ambizioni personalistiche dei soliti leader, nelle condizioni attuali siamo ancora all’anno zero e non si vede molto all’orizzonte, ma finché sorge il sole almeno il nostro orizzonte lo vediamo perfettamente ed è più bello e colorato di quello grigio e triste dei sardisti vecchi e nuovi.

Anghelu

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