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L’isola de morosi

Debt-sPeriodicamente appaiono sui media grandi e piccole polemiche suscitate da dichiarazioni contro i sardi da parte di personaggi più o meno famosi, ci cascarono in passato i rampolli di casa Savoia, Vasco Rossi e Paolo Villaggio, solo per citare i più famosi.

I più solerti a cavalcare l’onda dell’indignazione sono sempre stati, manco a dirlo, i politici, più per guadagnarsi cinque minuti di popolarità riflessa che per l’effettiva gravità della presunta offesa all’orgoglio dei sardi.

Ma quando si deve toccare l’orgoglio, non c’è nulla di più offensivo per un sardo che essere accusato di non pagare i debiti, in realtà a nessuno, da nessuna parte del mondo fa piacere avere fama di cattivo pagatore, fa parte della natura dell’uomo mettere in pace la propria coscienza pagando sempre i propri debiti, ma in Sardegna questo dovere morale è probabilmente più spiccato che altrove. In un certo senso pagare fa parte della sfera della balentìa.

Eppure accade che da qualche anno un certo “signor” Ramazzotti non fa altro che proclamare ai quattro venti la sua personalissima convinzione circa l’innata tendenza alla morosità dei sardi. Ne è tanto convinto che scrive e fa scrivere la sua lombrosiana convinzione anche sui documenti ufficiali di una azienda pubblica come Abbanoa.

I morosi sono la sua ossessione quotidiana, ormai vede morosi dappertutto, mentre lui sarebbe l’esempio di onestà, giudice del bene e del male al di sopra di qualunque legge.

Da quando ci occupiamo delle vicende di Abbanoa, a Silanus come nel resto dell’isola, abbiamo riscontrato che, non solo che i sardi pagano le bollette, ma le pagano senza nemmeno controllare se le cifre richieste sono effettivamente corrette e dovute.

Abbanoa come qualsiasi fornitore “pubblico” è (era) percepito come un ente pubblico, quindi nostro, degno della massima fiducia, ma l’esperienza spesso insegna quanto, tante volte, la fiducia sia mal riposta.

Se i sardi fossero stati non dico morosi, ma solo un po’ più attenti, la percentuale di clienti “irregolari” sarebbe stata ben più elevata, e questo l’amministratore unico di Abbanoa lo sa benissimo. Questo signore intronato, più per meriti partitici che per le qualità etiche e professionali necessarie per gestire un bene collettivo, da parte di una delle classi politiche più inette del dopoguerra, non solo insulta i sardi definendoli “morosi” ma infierisce su di essi pretendendo di risanare una società già decotta imponendo balzelli di ogni tipo, approfittando della dabbenaggine dei governanti regionali.

Incidentalmente il suo datore di lavoro è un “onorevole” che da qualche tempo si è messo in testa di diventare il capo dei sardi (saltando le elezioni), ha fondato un sedicente partito dei sardi e vuole fare anche lo stato dei sardi pontificando l'indipendenza dalla sua poltroncina da assessore.   Pagu bene sou!

Unico caso mondiale di indipendentista che aspira all’indipendenza del suo popolo stringendo accordi di potere coi peggiori partiti colonialisti, la cui unica preoccupazione è la gestione delle aziende pubbliche, fregandosene altamente di quelli che dovrebbero popolare il suo personalissimo staterello.

Ma non è della megalomania di un singolo che mi preoccupo, per questi casi c’è gente sicuramente più brava di me.

Ormai è chiaro che in vaste zone della Sardegna il sistema idrico è “saltato”, sarebbe anche ingiusto e disonesto attribuire la responsabilità ad un singolo amministratore, anche se l’inamovibilità di alcuni è perlomeno imbarazzante. Non è nemmeno vero che siano mancati i finanziamenti, se ci troviamo in questa situazione è perché semplicemente come nel resto d’Italia i soldi sono stati spesi male e senza un adeguato controllo.

Perché non si ammette pubblicamente che, purtroppo, con gli impianti attuali, l’acqua distribuita dalla rete in molte zone è di pessima qualità, che le fogne sono sfondate, che i due terzi dell’acqua si perde nelle reti colabrodo, che buona parte dei depuratori sono fuori uso da anni e che è profondamente ingiusto far pagare la stessa tariffa a tutti i cittadini a prescindere dalla qualità del servizio offerto?

Quanto dovrebbe costare un acqua che, per quanto “potabile secondo i parametri di legge”, non si può bere?

Perché dovremmo pagare la depurazione quando i nostri liquami sono stati sversati direttamente nel fiume per almeno dieci anni? Se lo chiedevano qualche giorno fa anche i nostri vicini bortigalesi che in quanto a depuratore sono nella nostra stessa situazione di un anno fa.

Come si può sperare che i cittadini abbiano fiducia nel gestore idrico quando arrivano bollette esose ed incomprensibili e contemporaneamente si è costretti a rifornirsi di acqua potabile e bevibile dal negozio?

Molto meglio incoraggiare le ingiunzioni di pagamento da parte di un mostro economico e giuridico ormai fuori controllo, come la lingua del suo amministratore unico.

Sarebbe bello che qualcuno di più importante di noi facesse notare a questo “signore” che quelli che lui chiama con disprezzo “morosi” sono gli effettivi ”padroni” dell’acqua intesa come bene collettivo e lui dovrebbe adempiere alle sue funzioni senza esprimere giudizi morali così gravi sui suoi clienti. In un Paese normale non gli sarebbe stato consentito di rimanere un giorno in più ad esprimere simili sproloqui, evidentemente i sardi si meritano questo e altro.

Anche a Silanus, secondo questo “signore”, ci sarebbe una gran percentuale di utenti “morosi”, ma noi è ormai da due anni che vorremmo pagare l’acqua ed il servizio realmente fornito e non quello che egli crede di averci fornito, e lui lo sa perché siamo andati ben due volte a dirglielo di persona.

Una volta anche al cospetto dell’aspirante capo di stato, ma su questo argomento però non ci ha voluto nemmeno ascoltare, suggerendoci che se siamo davvero certi delle nostre ragioni dovremmo rivolgerci ad un giudice, lui si fida e difende l’operato di Abbanoa, gli utenti della Sardegna e di Silanus possono pure schiattare.

Andremo dal giudice, quindi formalmente, aprendo un contenzioso, non ci dovrebbe più spettare l’appellativo di “morosi”, almeno fintanto che il giudice non si pronuncia.

Dubitiamo che il boss di Abbanoa conosca queste “sottigliezze”, per lui la Sardegna, quella che gli paga regolarmente lo stipendio rimane l'isola dei morosi. Amen.

A.M.

 

 

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